Archivio degli autori Sara Armaroli | LoveBO Fotografia

DiSara Armaroli | LoveBO Fotografia

IL TEMPO DI UN CAFFE’| Quando i nostri sogni diventano veri (a trent’anni)

Per uno scherzo del destino, o perché forse dovevo proprio passare da qui, più o meno un anno fa mi ritrovavo a fare i conti con me stessa, con le mie presunte capacità, con quelle che gli altri si aspettavano che avessi e con quelle che effettivamente non avevo. Ero preparata, a modo mio, ad affrontare quel momento, forse avevo letto troppo, forse troppo poco, ma avevo ancora quel briciolo di incoscienza infantile per fare un passo in più, d’altronde “la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare…!”.
Ci fanno coraggio e ci spronano ad inseguire i nostri sogni, quelli che non ne hanno avuto abbastanza per inseguire i propri, poi ci insegnano a perderli, senza rendersi conto che, nel frattempo, li hanno anche già dimenticati.

La vita è più che altro un sacrificio, quella della felicità è una favola che piace raccontare a tutti, la realtà è solo una ricerca estenuante, in pochi sanno di cosa, per lo più si sopravvive.
Ecco perché, se avete la fortuna di imbucarvi alla festa dei “folli”, provarci è un dovere.
E’ un dovere morale, perché la prima persona che dovete rispettare è quella con cui vivrete, combatterete e condividerete tutta la vita, siete voi.

Così mi sono imbattuta, in quella lunga fase di presa della consapevolezza, in alcune parole della grande Letizia Battaglia, una donna, per giunta fotografa, a farsi strada, negli anni Settanta e ormai quarantenne, in una terra per tradizione preclusa al genere femminile.
Insomma, la verità è questa: la fotografia paga poco, se siete donne possibilmente anche meno, e in un mondo dove spesso basta avere un badget più alto – che vuol dire anche strumenti migliori – per diventare fotografo, la partita è già persa. Poi metteteci che avete ormai trentun anni, che dovreste lasciar perdere, trovare una fonte di reddito sicura e nel tempo libero magari continuare a fare quello che vi piace. Ma non eravamo alla ricerca della felicità?

L’ho fatto anch’io, ho lasciato perdere e “comprato” una fonte di reddito più o meno sicura da chi me l’ha venduta, come fosse davvero questa la chiave della felicità, che poi bisogna saperla vendere bene…
E allora tanto vale, prima di arrendersi alla marea, provarci davvero ad essere se stessi, con le proprie “skills” a metà e i propri limiti, che non sono difetti, ma caratteristiche uniche.

Dobbiamo riacquistare il diritto di avere il tempo di appassionarci e di imparare, la libertà di sbagliare e il pregio di non sapere tutto.
Questo è il senso più ampio del mio progetto, loveBO sono io, ma è ciascuno di noi
Le foto che vedrete non sono perfette, alcune non avrei voluto mostrarle, altre sono ancora nascoste, altre lo rimarranno per sempre, ma lo sforzo nel condividerle con voi è parte di quell’atto di presa della consapevolezza dei propri limiti e della propria “specialità”. Che poi perfette non lo saranno mai, perché nessuno di noi lo è. E chi pensa che una fotografia debba essere perfetta si sbaglia, una fotografia deve emozionare. Altrimenti è solo un esercizio come un altro.

Questo per dirvi, se avete un’aspirazione che torna a chiedervi il conto, di non crocifiggerla così facilmente, di non arrendervi per le tasche vuote e un futuro che ha il colore di un salto nel vuoto a visibilità zero. Datevi un tempo e provate a fare quel passo in più.

LoveBO, così come lo vedete, è il mio passo: se dovrò mollare sono serena.
Eccolo allora il vero obiettivo della nostra vita, non la felicità, ma la serenità. Perchè sono due cose molto diverse in effetti: si può essere sereni senza ciò che generalmente identifichiamo con la felicità – tutte cose materiali ho indovinato? -, ma non viceversa.
Perciò fate ciò che amate, provateci, prendete loveBO e metteteci la desinenza che più vi sta a cuore, e non preoccupatevi di sbagliare, di essere perfetti o pronti.

Ricordate soltanto che oggi avere trent’anni non solo è difficile, ma è pericoloso, perché sono gli anni in cui si mettono da parte i sogni e non si recuperano più.

DiSara Armaroli | LoveBO Fotografia

Cartolina dal Brenta

All’interno della categoria fotografia di architettura e d’interni, trovate il progetto Cartolina dal Brenta.
Un progetto, e non un album, perchè mi piace pensare ai miei lavori come a racconti da poter aggiornare in qualsiasi momento. E’ vero che la fotografia cattura il tempo, ma è pur vero che nella vita reale il tempo non si ferma mai, cambia la prospettiva e anche il modo in cui una fotografia può leggerla.

Ogni anno, da marzo ad ottobre, è possibile imbarcarsi sulle rive del Brenta e ammirare dall’acqua gli splendidi paesaggi che circondano le Ville Venete.

Seguendo l’itinerario degli antichi burchielli, passando dal brusio al lento sonnecchiare dei tanti paeselli che s’incontrano, si possono riscoprire le gesta e le memorie dei ricchi abitanti di queste umide pianure, inaspettati tesori ben protetti da mura e cancellate eleganti, giardini e architetture che il tempo ha reso solo più affascinanti.

01
02
03
04
05
06
09
10
11
16
17
19
21
23
24
25
DiSara Armaroli | LoveBO Fotografia

La Magia della Rocchetta Mattei

All’interno della categoria fotografia di architettura e d’interni, trovate il progetto La magia della Rocchetta.
Un progetto, e non un album, perchè mi piace pensare ai miei lavori come a racconti da poter aggiornare in qualsiasi momento. E’ vero che la fotografia cattura il tempo, ma è pur vero che nella vita reale il tempo non si ferma mai, cambia la prospettiva e anche il modo in cui una fotografia può leggerla.

Le sue cupole d’oro e stonate avvisano chi arriva da est: “E’ qui la Rocchetta Mattei”.
Arrivati alla soglia è un tutt’uno con la roccia ruvida e scura da cui si alza. La Rocchetta, costruita nella seconda metà dell’800 e recuperata all’incuria dell’uomo e del tempo, resta misteriosa quanto il suo artefice, il conte Cesare Mattei, personaggio affascinante e scienziato poliedrico.

Chi crede d’averla capita si scopre confuso; chi l’ha guardata con noncuranza, si ritrova “punito” da tanta oscura bellezza; chi l’ha attraversata con timore e rispetto, può quasi chiamare il conte per nome. Ma una cosa è certa: qui dentro ogni viaggio non è mai l’ultimo.

01
02
03
04
05
06
07
08
09
10
11
12
13