IL POSTO | Una torre tra le torri di Bologna turrita

DiSara Armaroli | LoveBO Fotografia

IL POSTO | Una torre tra le torri di Bologna turrita

Se c’è una cosa che meglio delle altre può dirvi cosa sia Bologna, è quel tessuto urbano antico, ma vivissimo, che ancora persiste e lotta a denti stretti contro la cementificazione di massa e il progresso “collettivo”.

Perchè Bologna è di tutti quelli che ci arrivano, che si fermano per giorni o soltanto per qualche ora, ma è anche personale e intima, da scoprire in solitudine, da cogliere in silenzio, da guardare dal basso verso l’alto più che in orizzontale.

Solo ad occhi disattenti Bologna è tutta uguale. Non è una città di “stereotipi” di belle arti, di singole celebrità, Bologna è un contesto e un monumento unico, un grande abbraccio a più voci, tutte egualmente importanti a comunicare un messaggio (più che mai attuale) di apertura e condivisione. Che se ci fate caso, sparse per la città, ci sono tante piccole piazze (le corti), che portano tutte a San Petronio se volete… Oppure in altri mondi, piccoli mondi antichi.

Tra tutti ce n’è uno che vi strizza l’occhio affascinante e austero, uno la cui porta continua ad aprirsi sul nostro tempo al livello della strada.

L’ingresso della Torre Prendiparte è incorniciato da rampicanti, un anticipo scenografico della piccola scala di legno più interna, un monito a spogliarsi della frenesia quotidiana e un invito ad ascoltare oltre.
La modernità suona come un’intrusa in questo ingresso angusto, ma pieno di vissuto, volutamente lasciato intatto: ad accogliervi più che il proprietario (perché la torre è privata ma fortemente condivisa), trovate un guardiano della storia, una sentinella generosa, fin troppo alta per quei corridoi apparentemente tanto stretti.

L’introduzione è dovuta, la curiosità facile, lo stupore garantito: dovrete salire le scale più volte prima di dare per scontate comode poltroncine chiare, ciclamini vivaci alle finestre e vetri dal sapore francese.

Poi parte il viaggio: un cunicolo di scale a chiocciola accarezza tutti gli ambienti di questo B&B esclusivo, la velocità e la colonna sonora potete sceglierla voi, così come la storia da immaginare tra queste pareti, la farcitura della brioche al mattino e il gusto del vino nel calice in penombra.

Ciò che non potete impedirvi di sentire, sono le voci degli altri che hanno abitato questa dimora, irrequiete, appassionate, speranzose o rassegnate.
La testimonianza dei carcerati papali vive ancora su queste mura, ne segna i tratti quasi quanto le pietre che la compongono, ne richiama la passata funzione e ne celebra il riscatto.

Ed è un percorso quasi catartico che corre via via verso l’alto, fatto di ambienti che lentamente si svuotano delle vicende umane per rimanere nuda architettura, espressione di altissimo ingegno, ricchezza bellicosa o ardore di sopravvivenza.

L’ultimo ostacolo alla conquista della libertà, è una piccola porticina di confine tra la terra che avete salutato, il limbo che avete attraversato e un cielo che ancora potete solo immaginare. Là fuori non importa che piova o ci sia il sole, il rosso bologna è dominante, le guglie e i campanili vi aspettano trepidanti e lo stendardo si complimenta, ammiccando, per il traguardo raggiunto.

Da lassù la città non ci è mai sembrata tanto lontana e così vicina, potremmo quasi toccarla tendendo una mano poco più in là: perchè è proprio questo il pregio del contesto, ci esalta ma non ci lascia mai soli.

Andarsene adesso è un viaggio triste, improvvisamente silenzioso e lento, ma in fondo non c’è andata senza alcun (nuovo) ritorno… 😉

[ Grazie a Matteo Giovanardi per avermi permesso di scattare e raccontare questa “scalata” straordinaria! ]

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Sara Armaroli | LoveBO Fotografia administrator