L’EVENTO | La vera “Festa dei Folli” è a Venezia

DiSara Armaroli | LoveBO Fotografia

L’EVENTO | La vera “Festa dei Folli” è a Venezia

Ogni anno si rinnova, nelle tematiche, nei costumi e nei colori, ma le origini del Carnevale di Venezia quasi si perdono indietro nel tempo.

Come succedeva nell’antica Roma (“panem et circenses”), anche l’oligarchia veneziana andava a caccia di consensi, e l’istituzione di “divertimenti pubblici” per il popolo (1094), era necessaria ad accattivarsene la benevolenza.
La “protezione” dei costumi e delle maschere annullava però ogni differenza sociale e così, per tutto il tempo della festa, era permesso deridere i ricchi e i potenti.

Il 1296 celebra ufficialmente la nascita istituzionale del Carnevale di Venezia, che all’epoca durava ben sei settimane, da Santo Stefano al giorno immediatamente precedente la Quaresima (Martedì grasso).

Al ritmo ininterrotto di un “Buongiorno signora maschera!”, s’incrociava allora una moltitudine variopinta di gonne pesanti e cappe scure, un gioioso “rito di travestimento collettivo” che era la valvola di sfogo di tensioni e pregiudizi di cittadinanza quotidiana.
Non c’era più alcuna differenza tra attori e spettatori, il palcoscenico era ovunque e rendeva tutti partecipi e complici in egual misura.

Parallelamente, e in modo del tutto spontaneo, cresceva, con l’abitudine al travestimento, un commercio fitto e fiorente di maschere e costumi, scuole e tecniche di fabbricazione nascevano come fiori, lavorando matrici naturali (argilla, cartapesta, garza e gesso), arricchite poi da svariati ricami, disegni, colori, pizzi, perline e piume.

Durante il Carnevale ogni altra attività era messa al bando, Venezia si riempiva di musicisti, acrobati, giocolieri e danzatori, ogni più piccolo angolo della città sorgeva a nuova vita, traboccante di stranezze e schiamazzi. Tutto era concesso: come un fiume in piena che rompe gli argini, una folla di ogni età si trascinava in balli sfrenati, rappresentazioni e spettacoli di ogni genere, che nel tempo conquistavano case private, palazzi sontuosi, i teatri e i caffè e da qui si riversano di nuovo fuori.

Nel 1700 questa “girandola sull’acqua” riceve la consacrazione internazionale, guadagnando gloria e prestigio in tutto il Vecchio Continente, per poi diventare il fiore all’occhiello di turisti e appassionati da tutto il mondo.

Il personaggio – A quest’epoca risalgono le (dis)avventure di Giacomo Casanova, scrittore giovane e bello conosciuto per la gran fama di seduttore (e per il volto di Heath Ledger nell’omonimo film!)

La festa – Di origine controversa, la festa delle Marie si ricollega all’antichissima usanza (documentata dal 1039) di celebrare il giorno della benedizione delle spose (2 febbraio, giorno della purificazione di Maria), dodici, scelte tra le più belle e povere di Venezia.

Alla loro dote contribuivano tutte le famiglie più ricche della città, mentre il Doge concedeva un ricevimento sontuoso e splendidi gioielli. Contestualmente si celebrava la vittoria del 943 (si dice) sui pirati istriani che in quell’occasione sequestrarono, seppur per poco tempo, le fanciulle e i loro ori accecanti.
Oggi la Maria vincitrice dell’anno è la protagonista del moderno Volo dell’Angelo.

L’evento – Il Volo dell’Angelo disegna uno dei momenti più scenografici e adrenalinici di tutto il Carnevale, e si ispira ad un episodio avvenuto circa alla metà del Cinquecento, quando un giovane acrobata turco rese omaggio al Doge scendendo dalla cella campanaria del campanile di San Marco su una lunghissima corda biancastra legata ad barchetta ancorata al molo poco distante (Svolo del Turco).

Nel tempo si sono cimentati, con l’introduzione di ali e anelli di sospensione uniti alla corda (Volo dell’Angelo), funamboli professionisti ma anche giovani coraggiosi, finché, nel 1759, non c’è scappato il morto.
Da quel momento, l’uomo è stato sostituito per un periodo da una colomba di legno che durante il percorso “regalava” alla folla vorticosi coriandoli e fiori (Volo della Colombina).

Le protagoniste – Le Maschere, su tutti, sono i re e le regine indiscusse di questi giorni di festa.
Nel corso della loro storia secolare hanno nascosto sempre più attori e artisti professionisti e sempre meno persone normali (potenzialmente pericolose per la pubblica sicurezza), avendo i teatri come centri propulsori privilegiati (Commedia dell’Arte).

Tuttavia, con l’occupazione napoleonica prima e quella austriaca poi (fine del XVIII secolo), i corridoi luccicanti del Carnevale si sono spenti nel silenzio più assordante, mantenendo alcuni presidi notevolmente ridimensionati soltanto nelle isole maggiori (Murano e Burano), trovando finalmente una nuova occasione di rinascita solo alla fine degli anni Settanta del Novecento.

Ma oggi siete ancora in tempo a comprare una maschera (sì solo quella, perchè ciò che conta prende poco tessuto, quel poco sufficiente a trasformarvi in “avatar”) e a lanciarvi nelle calli in festa… Io ho un piede già là, coraggio, venite con me! 

Le foto che vedete, sono tracce delle passate edizioni, dal 2011 ad oggi e fanno parte del progetto Da secoli a Venezia. In attesa delle fantastiche new entries, sfogliatele al completo nella categoria Scultura e Ritrattistica del mio Portfolio… And stay tuned! 😉

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Sara Armaroli | LoveBO Fotografia administrator